Numerage: sogni e cifre in serie

di Santino Cundari

MATE (Settembre 2016)

Adriano Attus ci spiega le sue ultime installazioni: un groviglio di dati, emozioni, mutui, speranze, ritagli di giornale e… successioni matematiche

Il primo principio della serialità può legarsi alla pratica del “metter ordine”, un “dar forma” a una serie complessa di dati, pensati in una nuova successione. Se poi l’applicazione di questo principio assume un carattere elegante, scopriamo l’arte di Numerage: l’esposizione delle opere di Adriano Attus (con la sua nuova etichetta Neometrie) dedicata alla “ars combinatoria” e all’eterna dicotomia tra i concetti di “relativo” e di “assoluto”. La mostra, che apre i battenti in concomitanza con l’uscita di Mate nelle edicole, si tiene allo Studio Lombard DCA di Milano ed è promossa in collaborazione con la Galleria L’Affiche. Si tratta del “sequel” delle due precedenti: Numerage, la verità nascosta e Numerage, #wearenotnumbers. Nella sua visione (neoplatonica) dei media, Attus parte dall’assunto che «fatti e notizie sono sempre più regolate dai numeri. Economia e finanza si basano su cifre e dati. Mutui, affitti, tasse, stipendi, prezzi e rendimenti dipendono da variazioni e comparazioni», secondo le sue stesse parole. Spiega Franco Broccardi di Studio Lombard: «Il nostro è uno spazio libero dove le persone e le idee possono incontrarsi e la curiosità è di casa. Proprio perché siamo commercialisti, da qui vediamo una serie di cose. Attus ha in comune con noi la matematica, la struttura razionale applicata all’avventura». La sua idea segue la scia tracciata dai grandi maestri della grafica in Italia come Pintori, Munari, Noorda, Huber, Steiner, Iliprandi e Anceschi. 

Così, il numero è un termine medio, quasi tessitore di un groviglio di significati che oscilla nella tensione tra il mondo reale e il modo in cui lo interpretiamo. Collage di ritagli di giornale, successioni numeriche come 24 e tutto ciò che segue. “L’evidenza inganna” è il motto che racchiude la prima serie di Attus, così descritta da Stefano Bartezzaghi in 50 parole: «La parola inganna, il numero no. La parola è astratta, la prova scientifica è evidente. Il lavoro di Adriano Attus è prezioso perché dimostra che la evidenza inganna. Dovremmo imparare che non tutto ciò che conta è contabile, quantitativo, enumerabile. Dovremmo imparare a leggere i numeri come leggiamo le parole». Le costellazioni delle cifre che gravitano attorno al mondo dell’informazione implementano la realtà con un surplus di significati che l’artista prova a decostruire, dando loro una vita del tutto nuova. Ma se questa è una lettura occidentale, l’essenzialità dei cicli del Mandala apre scenari completamente differenti, pur mantenendo sempre gli stessi principi: forme interrotte (che ricominciano) in maniera ricorsiva, riproposte iconograficamente. Così, caos e ragione si scambiano di posto, spiazzano, confondono il fruitore e salgono i ripidi scalini della storia più mistica. Numerage fra nomi, numeri e cose: più di una “pratica” o una “libera creazione”, mossa ora da un tema realistico, ora dal sogno più estremo: un pensiero che assume una sua piena formalizzazione.

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